Cittą di Vignola

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PIANO DI ZONA PER IL SOCIALE 2002-2003
DISTRETTO DI VIGNOLA
"MOBILITARE ENERGIE PER CONTRASTARE I PROCESSI DELL'ESCLUSIONE SOCIALE"

La L. 8 novembre 2000, n.328 - “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” – prevede che i comuni associati di un ambito territoriale definito (individuato dalla Regione Emilia-Romagna nel distretto sanitario) provvedano a definire il piano di zona, in cui individuare, in primo luogo, “gli obiettivi strategici e le priorità di intervento nonché gli strumenti e i mezzi per la relativa realizzazione” (art. 11).. Il Piano di zona, prosegue il testo di legge, è volto, tra le altre cose, a “favorire la formazione di sistemi locali di intervento fondati su servizi e prestazioni complementari e flessibili, stimolando in particolare le risorse locali di solidarietà e di auto-aiuto, nonché a responsabilizzare i cittadini nella programmazione e nella verifica dei servizi”.

Basta la lettura di questi due brevi passi del ben più ampio art. 11 della L.328/2000 per comprendere la grande rilevanza di questo documento di analisi della realtà sociale e di progettazione che è il Piano di Zona 2002-03 del Distretto di Vignola. Si può parlare di grande rilevanza nonostante le imperfezioni del documento, frutto di un processo di analisi, progettazione e, infine, confronto aperto e partecipato dai tempi davvero serrati. Qui infatti sono racchiuse le rappresentazioni delle politiche sociali nel nostro distretto e le visioni delle innovazioni da apportarvi per rendere il sistema degli interventi e dei servizi, compatibilmente con le risorse economiche degli enti locali, più adeguato per fronteggiare le crescenti sfide dell’esclusione sociale. Rappresentazioni e visioni che hanno assunto contorni più nitidi anche grazie al contributo dato dai soggetti del “terzo settore” operanti sul territorio distrettuale: organizzazioni di volontariato, associazionismo sociale, organizzazioni sindacali e patronati, parrocchie, enti ausiliari, ecc.

Se questo processo di analisi e progettazione – di vera e propria “immaginazione sociale” – è stato possibile ed ha conseguito questo significativo risultato, è certo anche perché, in questo distretto più che altrove, non si partiva da zero – e ciò non solo e non tanto in termini di “cose” già fatte, ma piuttosto in termini di processi allargati di analisi e di progettazione. Non solo dal 1997 i 9 Comuni di questo distretto hanno dato vita ad un Consorzio Intercomunale per i Servizi Sociali (COISS) a cui affidare la gestione e la programmazione degli interventi verso i minori, i disabili, gli anziani.. Oltre a ciò, negli ultimi anni, sono cresciute le politiche intercomunali per la “promozione dell’agio giovanile” (è il caso del progetto sui gruppi giovanili), per la prevenzione del disagio tra i preadolescenti e gli adolescenti (il riferimento è al secondo piano triennale della L.285/97), per la realizzazione di servizi ed interventi per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri, per le politiche abitative per le fasce deboli della popolazione. In molti di questi interventi, inoltre, il carattere dell’intercomunalità si associa a quello dell’integrazione tra pubblico e terzo settore. Diversi progetti innovativi, anzi, nascono proprio su proposta e sollecitazione delle tante realtà associative e del volontariato presenti nel nostro distretto: AGESCI, ANT, AVIS, AUSER, LAG, MOMO, OVERSEAS, e molte altre. Il confronto ricercato anche per l’elaborazione di questo Piano di Zona si inserisce all’interno di una fitta trama di occasioni di confronto, anche dialettico, e di collaborazione per potenziare le tutele verso le fasce socialmente deboli della popolazione.

E’ pensando al contempo al potenziamento dell’impegno degli enti istituzionali (i Comuni, il COISS, l’ASL di Modena-Distretto di Vignola, le II.PP.AA.BB.) ed alle iniziative della “società civile” e del “terzo settore” che abbiamo ritenuto opportuno identificare un tema di fondo del Piano di Zona 2002-2003, proponendolo come “titolo” del Piano: “Mobilitare energie per contrastare i processi dell’esclusione sociale”. E’ un titolo che si spiega da sé e che non nasconde una certa ambizione. “Contrastare l’esclusione sociale” – in effetti se ci fossimo limitati a questo avremmo semplicemente ribadito la finalità generale di ogni politica sociale. Più impegnativo è l’obiettivo di incidere, contrastare i meccanismi di produzione e riproduzione dell’esclusione sociale. Però è verso questo obiettivo che occorre tendere, mobilitando appunto le “energie” e le risorse tanto dei soggetti istituzionali, quanto della “comunità” locale nelle sue diverse articolazioni. E poiché siamo consapevoli della difficoltà insita in un obiettivo così ambizioso, poiché la valutazione del rapporto mezzi-fini non può non essere improntata al realismo, abbiamo inteso declinare questo obiettivo generale in un contesto specifico che, a nostro parere (ma in ciò siamo confortati dalle valutazioni delle istituzioni scolastiche e di molte realtà associative che hanno partecipato alla costruzione di questo Piano di Zona), evidenza una particolare urgenza. Si tratta dell’area dei minori ed in particolar modo dei preadolescenti e degli adolescenti in situazione di disagio psico-sociale od a rischio di divenirlo in modo acuto, manifesto.

Questo dunque è il principale obiettivo strategico del Piano di Zona 2002-03 del Distretto di Vignola: innovare le forme di intervento (portando rapidamente a sistema le sperimentazioni in atto, es. nell’ambito dei progetti della L.285/97) e di aumentare significativamente le risorse (economiche, professionali e sociali) per l’area dei minori a rischio od in situazione di disagio psico-sociale.

Ovviamente questo non significa rinunciare a potenziare ed innovare altre aree di intervento. Come si vedrà dagli obiettivi di miglioramento/sviluppo e di innovazione, molte altre aree sono investite da processi di evoluzione, sia quantitativa che qualitativa, della gamma degli interventi e dei servizi. Secondo la nostra valutazione, tuttavia, per l’area dei minori – ed in particolar modo in riferimento alla prevenzione ed all’intervento nelle situazioni “non acute” – non si è ancora raggiunta la “maturità” in termini di modelli di intervento, di articolazione della gamma dei servizi, prima ancora che in termini di dotazione di risorse, raggiunta invece da altri settori, come, ad esempio, quello dei servizi per gli anziani o per i disabili. Non che in questi ultimi non ci sia tuttora esigenza e spazio per l’innovazione, così come per il potenziamento delle risorse (si pensi, ad esempio, all’assegno di cura). Ciò nonostante in tali settori siamo certamente di fronte ad una rete consistente di intervento, frutto di due decenni di innovazioni, apprendimenti, consolidamento.

All’interno di un quadro progettuale articolato, questo Piano di Zona intende dunque prestare particolare attenzione agli interventi ed ai servizi per i minori. Dal punto di vista operativo ciò si tradurrà soprattutto in un maggiore sforzo, assieme alle istituzioni scolastiche ed alle comunità locali, per contrastare i meccanismi operanti in direzione dell’esclusione sociale: precoce abbandono scolastico e cattiva performance scolastica, percorsi di marginalizzazione sociale e culturale indotti dal contesto famigliare e/o da situazioni di relativo abbandono, processi di aggregazione sociale (gruppi, bande) orientati a comportamenti devianti e/o autodistruttivi. Dal punto di vista delle risorse ciò dovrà essere rispecchiato soprattutto dal Piano attuativo 2003, a fronte di un impegno 2002 centrato in larga misura ancora su obiettivi di analisi e di definizione di adeguati modelli di intervento.

Gli obiettivi per il biennio 2002-2003 riguardano comunque un ambito assai più ampio rispetto al settore minori. Solo a scopo esemplificativo riportiamo in modo assai sintetico alcuni dei principali obiettivi di innovazione sviluppati per esteso nel capitolo 5:

  • area responsabilità famigliari: istituzione di un Centro per le famiglie nel territorio dell’Unione di Comuni “Terre di Castelli”;
  • area diritti dell’infanzia e dell’adolescenza:attivazione di nuovi “punti” di doposcuola, socializzazione, prevenzione sul territorio distrettuale – forte coinvolgimento del “terzo settore” e delle parrocchie;
  • area disabilità: assegno di cura per l’assistenza ai disabili gravi, servizio di aiuto personale ed attivazione di un Centro Residenziale per disabili a Montese;
  • area anziani: realizzazione di servizi semi-residenziali (Centro Diurno) e potenziamento delle risorse per l'assegno di cura;
  • area immigrazione: realizzazione di corsi di formazione professionali in modo integrato con i corsi di alfabetizzazione del Centro Territoriale Permanente per l’educazione degli adulti;
  • area contrasto dell’esclusione-povertà-dipendenza: istituzione di un Fondo di garanzia per l’affitto (Unione di Comuni “Terre di Castelli”) e progetti di riqualificazione professionale/sostegno all’inserimento lavorativo di soggetti “deboli”.
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Per informazioni rivolgersi alla D.ssa Roberta Albertini, Responsabile dell'Ufficio Sanità e Sicurezza Sociale del Comune di Vignola (tel. 059-777711).